Magia e Alchimia

Magia Solare: la Via Aurea-Divina

Magia Solare: la Via Aurea-Divina


 di Stefano Mayorca


 


 La Via di ascenso e di realizzazione facente capo alle facoltà celate nell’uomo e la perfetta sinergia che ne scaturisce per mezzo del percorso iniziatico, è conosciuta da sempre come Magia, termine che allude ai Magi, gli antichi sacerdoti Mazdei seguaci di Zarathustra o Zoroastro, esperti nell’arte divinatoria. E’ nel periodo ellenistico che l’insieme di pratiche espletate da questi sapienti prende il nome di Magia e assume carattere prevalentemente esoterico (nascosto, celato, segreto). Non può sussistere l’esoterismo senza la sua controparte, l’essoterismo, così come non è possibile che la luce non dia vita all’ombra e viceversa. L’insegnamento, in effetti, racchiude due modalità operative, per così dire, e un duplice significato. Queste due vie sono apparentemente opposte, ma nella realtà sono complementari come il giorno e la notte, il Sole e la Luna, la vita e la morte. Nel caso dell’essoterismo possiamo affermare che esso esprime un significato razionale accessibile a tutti, mentre ciò che è definito esoterico, come già accennato, intende indicare qualcosa di più riposto il cui carattere spirituale - non inteso in senso cattolico o cristiano - e interiore, è riservato esclusivamente a coloro che possiedono i giusti requisiti e gli strumenti adatti a percepire (percezione dell’invisibile o astrale buio). Alla facilità del comparto essoterico si affianca l’insegnamento esoterico, oscuro (non rivelato, sigillato), difficoltoso, la cui struttura operativa si conquista con autentica fatica e doti non comuni, connesse con una ferrea volontà e una rarissima predisposizione. La strada essoterica ovviamente è da considerarsi  esemplificata, o più esattamente larga e facile, e per alcuni aspetti profana. Chi percorre questo sentiero comprenderà ben presto che esso non presenta sbocchi di sorta, altresì, la via stretta collegata alla filosofia esoterica-operativa mena verso verità concrete. La nozione dell’esoterismo nasce da un punto di vista storico sorto nell’ambito della cultura diffusa nell’antica Grecia e nel IV secolo la scuola filosofica di Aristotele già operava una distinzione tra insegnamento essoterico ed esoterico. Il primo rivolto all’intera popolazione (pensiamo alla religione cattolica), il secondo di contenuto notevolmente elevato e non facile da decriptare, accessibile solo ai discepoli della scuola. Due secoli prima, con un significato diversificato, venivano chiamati esoterici (da esotericos = interno, segreto) gli allievi di Pitagora pervenuti ai massimi gradini della Conoscenza. Accedere alla scuola di Crotone, dove il maestro impartiva i suoi insegnamenti, era difficilissimo e solamente pochi riuscivano ad essere iniziati a questa corrente di pensiero ermeticamente strutturata. Da questo punto di vista, l’esoterismo è riconducibile all’insieme di dottrine studiate dagli esoterici il cui nucleo centrale, per quanto ci è dato a sapere, era basato sulla fede nella metempsicosi, sulla mistica del numero quale principio delle cose, sui significati segreti dei ritmi musicali, sulla meditazione e sul simbolismo, chiave arcana di ogni realizzazione. Una dottrina esoterica di norma si manifesta per mezzo della Rivelazione, elemento primario dal quale si estrapola la sapienza dottrinaria e il pensiero ermetico che l’accompagna. Questo sapere rivelato è di ordine preternaturale e la sua origine primeva risale ai primordi del genere umano. In base ad una visione che differisce a seconda dei contesti nei quali si è sviluppata, tale evento si sarebbe concretato per mezzo della comunicazione divina. Dio, in poche parole, avrebbe comunicato in maniera diretta all’uomo primordiale importanti conoscenze di matrice sapienziale. secondo altre versioni, la Rivelazione viene considerata come una derivazione indiretta dell’Assoluto, una sorta di influsso spirituale scaturente dall’intimo contatto ingeneratosi tra il Creatore e la creatura da lui generata. Seguendo i dettami di questa concezione ritroviamo il mito di Adamo e il suo Dio il quale, esente da qualsivoglia impurità e mondo da qualunque colpa, racchiude interiormente il massimo principio di perfezione e di vicinanza a Dio. Nell’Eden Adamo riceve in questa condizione di sacertà e purità lo Spirito Divino che si trasfonde in lui sottoforma di Conoscenza. Questo aspetto pone in rilievo l’evoluzione di Adamo, la cui sapienza è superiore a quella di qualsiasi altro individuo di epoca storica, possedendo egli la piena cognizione dei principi di ordine universale. La caduta rende Adamo mortale e parte della sapienza che aveva acquisito si perde. L’antico sapere in ogni caso permane e si conserva per mezzo della Tradizione, strumento elettivo che perpetua, mediante un influsso spirituale e spiritualizzante, la trasmissione innata e immanente dei principi universali e metafisici di origine non umana. L’Uomo Antico o Uomo storico, l’Adam Kadmon Cabalistico o Uomo Celeste è l’iniziatore invisibile, l’Ermete interiore che si manifesta attraverso l’ispirazione, il maestro nascosto riconducibile per certi versi all’Adamo biblico sapiente ed evoluto. 


  L’Iniziazione


Per poter accedere alla fonte sapienziale occorre il supporto di un maestro in grado di trasmettere al neofita la scintilla, il seme o viatico che, alla stregua di una benedizione, egli conferisce al discepolo per mezzo di una serie di procedimenti di rituaria magica. Tali pratiche trasmetteranno all’iniziando l’influsso spirituale dell’iniziatore e metteranno in contatto l’aspirante esoterista con l’Ermete interno, ma solo dopo un lungo e duro lavoro  che può durare tutta una vita. Questa operazione è analoga a quella intrapresa dal maestro, che a sua volta è stato introdotto ai Misteri da un altro sapiente al principio del suo iter iniziatico. In tal modo si concreta la catena ininterrotta di una filiazione spirituale ed ermetica che, partendo dai primordi, può arrivare fino ai nostri giorni.


 La chiave arcana: il simbolismo


 La realtà naturale interagisce con la realtà soprannaturale mostrando l’intimo legame con il Macrocosmo (Universo) e il Microcosmo (Uomo). La Tradizione si esprime attraverso i simboli, che rappresentano la chiave di volta di tutta la sapienza ermetica. Il linguaggio simbolico incarna a livello sottile il Verbo (Logos), elemento primario della Creazione, che manifestandosi  si mostra mediante la Rivelazione, la quale si incorpora nei simboli. L’esplorazione del simbolo consente di penetrare l’Arcano e di passare così dal naturale alla sua immagine speculare: il soprannaturale. Il Tempio Misterico dischiude i battenti all’iniziato che ha disvelato il volto simbolico del corpus ermetico, giacché nel comparto simbolico è celato il germe divino ignoto e impenetrabile. Decifrandone le numerose e infinite sfaccettature, egli giunge a comprendere parte della Scienza e delle origini umane ed extraumane, il terribile segreto della vita e della morte. Solo così potrà ricongiungersi con la sua matrice cosmica e divina.


 Taci e opera. Il segreto iniziatico


 L’ultimo e più importante insegnamento è quello che induce a tacere. “Silentium est Aurum”, il Silenzio è d’Oro. Questo antico motto monastico esprime perfettamente il senso riposto ed ermetico del segreto iniziatico. Tacere è indispensabile. E’ ciò che impone la volontà divina. Il sapere esoterico-ermetico è sapere arcano e colui che sa, tace. Tuttavia non bisogna confondere il silenzio con la necessità di difendere la Scienza SacraTradizione è un fatto, ma altri due motivi sono riscontrabili in seno a tale assunto. Il primo è semplice, ed è legato all’incapacità da parte del profano di recepire, o per meglio dire, di percepire l’Opera segreta, non disponendo degli strumenti adatti volti a spalancare le porte del sapere. Il secondo è connesso con l’impossibilità di esprimere ciò che si apprende, essendo per l’appunto inesprimibile. Tale ragione è forse la più importante, considerando anche la difficoltà da parte dell’iniziato di conquistare e fare sue le ascose verità metafisiche. Questa complessità di metodo e di acquisizione rendono estremamente difficile dispensare ad altri  le verità ermetiche introitate. Verità che si esprimono attraverso  particolari stati d’animo, intuizioni, esperienze non trasmissibili. Il silenzio è il mezzo di purificazione che permette di estromettere qualunque intromissione profana e di liberarsi dall’inquinamento interiore. Così facendo, l’iniziato riesce a far giungere in superficie le nozioni occulte celate nelle regioni inesplorate della psiche. dalla contaminazione profana, questo è solo un aspetto della questione. L’obbligo al silenzio come regola insita nella


 La Via Solare, Aurea e Divina


Le vie che conducono alla realizzazione sono molteplici, ma la dottrina è una, e nonostante i vari aspetti e le muliebri manifestazioni che la compongono esiste una unitarietà che ne determina l’universalità. In tal senso possiamo affermare che la meta finale di ogni percorso di matrice iniziatica è la liberazione dalla condizione limitativa che la materia pesante, le passioni, la profanità e la narcotizzazione operata dalla società e dalle religioni monoteiste ingenerano. Lo stato di libertà interiore aiuta l’ermetista a identificarsi con l’Assoluto. Viene logico chiedersi se l’esoterismo può essere considerato una forma di misticismo. La risposta è sintomatica, infatti, se il misticismo viene ricondotto all’individuo che aspetta passivamente il contatto e la fusione con il Principio Soprannaturale allora si è fuori strada.  La via iniziatica è prettamente attiva e contempla in se un lavoro, uno sforzo costante e volitivo che è l’opposto della passività. La differenza che intercorre tra misticismo ed esoterismo è stata ben definita dal Guènon il quale, a suo tempo, parlando dell’ascesi e della visione mistica asserì che il percorso mistico  incorpora elementi operativi che si espletano per mezzo di tecniche passive, mentre l’ascesi si serve di tecniche attive analoghe a quelle utilizzate nel corso dell’iter iniziatico. Questa premessa si è resa necessaria allo scopo di introdurre correttamente l’argomento che ci preme esporre e che allude alla realizzazione suprema: la Via Solare Aurea e Divina. Questa forma di realizzazione  è destinata ai pochi, gli eletti che divinizzano se stessi quando sono ancora in vita, imprigionati nella loro veste carnea. La Via Solare e Divina rappresenta l’autentica Arte Regale o Ars Aurea (arte aurea), percorso elettivo che conferisce l’iniziazione completa, il massimo grado di realizzazione magica-ermetica. La Magia Divina presuppone capacità fuori dalla norma e uno sviluppo non indifferente in cui l’Ermete interno si manifesta senza riserve. A riguardo il grande maestro d’ermetismo, Giuliano Kremmerz (Ciro Formisano, 1861-1930), così scriveva nella sua splendida opera La Porta Ermetica. La ricerca della Verità Ermetica (Editrice Rebis, Viareggio, 2003): “Ermete è il nome greco del latino Mercurio. Nebo, Ermes, Mercurio, Lucifero, Spirito Santo sono sinonimi dello stesso stato d’essere della intelligenza umana le cui leggi secrete ancora agli uomini sono occluse. Tutte le forme più divine sono possibili se, con l’allenamento graduale, questa lucente stella del nostro mondo mentale si scovre dalle nuvole che tutte le nostre imperfezioni disiquilibranti fanno più dense. Può arrivare allo stato di genio, come nella forma del demone di Socrate; di Nume, come Apollonio di Tiana; di Dio Padre, come nel tipo solare del Cristo. E’ questa intelligenza che da luce si converte in forza e dà le forme di magia oggettivante, dal magnetismo alle proiezioni di forze psichiche, alle forme di medianità diverse (pensiamo ai fantasmi ectoplasmici materializzati dai medium del passato), attraverso i fenomeni delle quali vigila un’intelligenza inafferrabile, che l’uno ritiene spirito di morti, l’altro demone e un terzo angelo. La scienza delle Religioni vi ricorda che si risveglia nel silenzio e nella purità dell’innocente questo dio proteiforme in voi. E’ vero o no? Non giurate nella parola dell’uomo, e lasciate che la lotta per afferrarlo e definirlo sia impegnata tra voi e lui. Ma ricordatevi che anche il cristianesimo nacque infante, cioè non parlante, da cui il simbolo del bambino che regge il mondo”.  Per rendere chiara l’idea della Magia Divina e sviscerarne per quanto possibile i segreti, vista la complessità dell’argomento lasciamo ancora una volta la parola al maestro Kremmerz, che dalle pagine de Il Mondo Secreto. Avviamento alla Scienza dei Magi (Editrice Rebis, Viareggio, 1982), vero monumento dell’ermetismo italico, spiegava: “ Divido la Magia o Sapienza Arcana in due grandi parti: la Natuarle e la Divina. La prima studia tutti i fenomeni dovuti alle qualità occulte dell’organismo umano, e la maniera di ottenerli e riprodurli nei limiti dell’organismo impiegato come mezzo. La seconda è dedicata a preparare l’ascenso spirituale dello studioso, in maniera da rendere possibili le relazioni dell’uomo con le nature superiori invisibili all’occhio volgare. La prima parte non ha bisogno di incomodare gli spiriti non incarnati o disincarnati, perché lo spirito dell’uomo in potenzialità ed essenza, vale quanto un altro che non si trovi nel fodero umano. La seconda parte invece è tutta fondata sulla familiarità di potenze extraterrene che tutte le società sacerdotali hanno nascosto con simboli, con caratteri, con figure strane o, addirittura, in favole e miti. Dove finisca la prima parte e cominci la seconda è molto difficile il determinare, perché la natura umana è fatta in tal guisa che a grado a grado che conquista la libertà di operare con le sue virtù latenti, si va perfezionando fino a percepire con la stessa gradualità armonie che alle intelligenze comuni sfuggono. Quindi avviene che le due magie il più spesso delle volte camminano di pari passo  e che, mentre si arriva ad intendere il responso di un genio che può essere fuori di noi, il nostro spirito può operare cosa sbalorditiva. Alla prima parte spettano tutti i fenomeni fisici di sorgente occulta, dalla telepatia alla medicina per simpatia; dalla trasposizione di oggetti senza contatto alla fattucchieria. Alla seconda sono da ascriversi i fenomeni che non hanno nessuna base di possibilità dello spirito dell’uomo, e che dalla profezia con determinazione di tempo giunge ai fenomeni che è inutile precisare per coloro che non possono comprenderli. Il Mago che riunisce in sé la più completa realizzazione delle due parti della magia, è più potente dei re della Terra ed è temibile e adorabile  come creatura perfetta nel bene e nel male, perché al Mago completo la Magia naturale dà la potestà sulla materia e la divina fornisce la più luminosa chiaroveggenza sulle cose e gli spiriti di questa Terra”. E ancora: “… assorgiamo ad aere più puro, alla primavera dell’ideale di ogni uomo che domanda a Dio il segreto della sua creazione, intendiamo parlare della Magia Divina o Teurgia, l’opera grandiosa, temeraria e onnipotente di sollevare l’animo della creatura all’altezza dei raggi illuminanti del Sole creatore”.


 Magia e Cristianesimo


Viaggiando indietro nel tempo, per la precisione al III-IV secolo d.C., scopriremo che i culti-Mistero, incalzati dalla crescente popolarità del Cristianesimo incominciarono il loro triste declino e in parte vennero preservati dalla repressione cristiana entrando nella clandestinità. Tuttavia non bisogna dimenticare che la nuova religione, sempre più popolare e trionfante, aveva inglobato in sé caratteri ermetici e specialmente in principio manteneva valenze di ordine esoterico. Il Cristianesimo-primitivo, in poche parole, era strutturato come le antiche dottrine sacerdotali e magiche. Con il tempo il culto cristiano perse questo aspetto metafisico-ermetico le cui cognizioni dottrinarie furono nuovamente occultate. Contemporaneamente al Cristianesimo, un autentico recupero delle dottrine esoteriche fu operato dai Neo-platonici, che tentarono di rinvenire la sintesi in chiave esoterica del Pitagorismo e dei Misteri celati in ogni altra filosofia o religione del tempo, compreso il culto cristiano. Da questa sinergia si formarono lo Gnosticismo cristiano ed ebraico, che tra le altre cose proponevano la lettura esoterica dell’Antico e Nuovo Testamento. La questione riguardante gli influssi tra Neo-platonici, Cristianesimo e Gnosticismo, presenta tuttora dei lati oscuri e non è possibile delinearla con chiarezza. Il III - IV secolo d.C. infatti è un periodo di sincretismo religioso, ossia di mescolanza indiscriminata di dottrine equidistanti tra loro. Il risultato più evidente del sincretismo è la nascita dell’Ermetismo alessandrino, che proponeva come fonte dottrinale e sapienziale le opere attribuite al mitico Hermes Trismegisto (Ermete o Mercurio), personaggio semi-divino che a quanto si dice visse in tempi remotissimi. Seguendo le tracce di analisi filologiche apprendiamo che il Corpus Hermeticum, l’insieme di libri attribuiti al leggendario Hermes Triamegisto, è stato redatto proprio nel III - IV secolo d.C., ma utilizzando fonti anteriori e quindi antichissime. Queste antiche dottrine contemplavano al loro interno i segreti delle cerimonie magiche-sacerdotali e iniziatiche dell’antico Egitto, compreso il segreto della Magia Divina o sacra Teurgia. E’ interessante notare che l’Ermtismo sopravvisse alla distruzione del paganesimo e costituì in questa maniera una filosofia di enorme valore, la cui importanza e diffusione si propagò in tutto il mondo del Rinascimento grazie alla traduzione in latino eseguita nel Quattrocento da Marsilio Ficino, fautore della figura dell’Uomo-Mago (leggere Hera n. 80, settembre 2006, Il segreto di Leonardo l’Uomo-Mago). E’ necessario rilevare a riguardo, che tra la fine del paganesimo e il Rinascimento intercorre all’incirca un millennio, intervallo di tempo durante il quale la continuità dell’esoterismo venne assicurata dai popoli medio-orientali. Gli arabi in particolare recuperarono, traducendole dal greco e dall’ebraico, fonti esoteriche appartenenti al mondo antico. Non è un caso dunque, se l’alchimia araba (che può essere considerata l’aspetto operativo dell’ermetismo), ebbe inizio con il celebre alchimista arabo Giabir (Geber), che nell’VIII secolo d.C. fece importare e tradurre nella propria lingua le opere dell’alchimia alessandrina. Giabir era chiamato anche as-Sufi, quasi a voler sottolineare la sua appartenenza al Sufismo, dottrina esoterica araba dai contorni ermetici, fortemente influenzata dal Neo-platonismo. Il Neo-platonismo, il Sufismo e l’Alchimia, tre strade di realizzazione, si fondevano, confondevano e compenetravano ponendo in rilievo l’universalità di un pensiero, di una dottrina, di una filosofia e di un’operatività improntate alla ricerca della Luce, la Via Aurea o Magia Solare-Divina. Percorso divinizzante o Teurgia Sacra preposta a risvegliare la scintilla del Divino celata nell’Uomo Celeste, volta a proiettare l’iniziato verso l’Assoluto per potersi ricongiungere con le sue vere radici cosmiche-divine, e ritrovare così l’essenza del vero, del Dio ignoto che attende di essere risvegliato.             


 Articolo si Stefano Mayorca apparso sul mensile Hera (Acacia Edizioni)