Simboli, Miti e Civilta' scomparse

Mandala: il disegno simbolico dell’Universo



 


Mandala: il disegno simbolico dell’Universo


 


 


 


Il mandala, complesso disegno che raffigura l’Universo, esprime perfettamente il concetto di accumulatore orgonico e allo stesso tempo di emanatore di onde di forma. L’orgone fu scoperto dal grande scienziato e neuropsichiatria Wilhelm Reich (1897-1957), che effettuò esperimenti riguardanti l’energia vitale cosmica. Sotto questo aspetto, il mandala è un vero e proprio circuito radionico-orgonico, capace di interagire con le forze universali organiche e cromatiche. Per mezzo di esso è possibile meditare risvegliando quei canali che normalmente sono dormienti. In esso è condensato un potenziale energetico straordinario. Non dobbiamo stupirci più di tanto, infatti, i rapporti cromo-psichici si basano su una scala tonale particolarissima, un po’ come quella musicale, e sono  collegati con il suono. Nell’antico Egitto l’uso di immagini a scopo cerimoniale era largamente diffuso. Gli Egizi a riguardo erano convinti che le immagini sacre, trattate ritualmente, fossero possedute da uno spirito immanente, lo spirito della divinità in esse rappresentata. Le prime forme di culto che si servivano di forme-colore risalgono ai primordi della civiltà, quando nelle caverne della Francia e dell’Australia venivano officiati dei veri e propri rituali religiosi connessi con particolari pitture murali. Queste, illuminate dalle torce, venivano caricate attraverso particolari cerimonie vitalizzanti e impregnate di energia mediante una danza sacra. Lo scopo era quello di creare una forma-pensiero di gruppo (eggregore), legata agli strati più profondi dell’inconscio. In seguito, queste forme pensiero venivano convogliate nei dipinti sacri caricandoli, infondendo in loro la vita. Così, la magia delle forme, del colore, dell’energia cosmica che penetra nel tessuto cromatico è una realtà appartenente ai regni dell’invisibile, ma non per questo meno reali. Rembrandt, autentico alchimista della magia cromatica, ci ha lasciato in eredità un dipinto carico di mistero, un’opera dalle valenze oscure e dai contorni enigmatici. Purtroppo, questo genio artistico, valente creatore di mondi, dopo una vita agiata morì quasi povero e stanco, sofferente per la morte di sua moglie e per altri lutti. Eppure, la sua segreta magia resta ancora viva e le misteriose conoscenze che permeano i suoi capolavori sono rimaste inviolate, come la sua anima, la vera essenza di chi ha travalicato le barriere del tempo e dello spazio per addivenire alla scoperta di nuove dimensioni.




 




 




Articolo di Stefano Mayorca apparso sul mensile Hera (Acacia Edizioni)