Magia e Alchimia

Magia e Mistero: La ronda di notte e la Sindrome di Stendhal



Magia e Mistero: La ronda di notte e la Sindrome di Stendhal




Le frequentazioni in ambito esoterico operate dal Maestro, non sono una novità per chi ha approfondito la conoscenza di questo grande artista. Molte sono le leggende sorte attorno ai suoi dipinti, ma una in particolare trova conferma ed è legata ad una famosa tela. Si tratta di La compagnia del capitano Frans Banning Cocq, meglio conosciuto come La ronda di notte. Prima di addentrarci nei particolari della strana vicenda che riguarda l’opera e le sue recondite simbologie, vediamo chi fu il suo committente. La ronda di notte venne commissionata per ornare la sala principale della sede che ospitava al suo interno la milizia Civica di Amsterdam. In essa è raffigurato il capitano Frans Banning Cocq (il committente) e alcuni membri della Milizia degli archibugieri. Nel 1715 fu trasferito nella sala del Consiglio di Guerra del Municipio di Amsterdam. In quell’occasione venne tagliato per adattarlo ad uno spazio ristretto. Le sue dimensioni sono ragguardevoli: cm. 343 x 437 e le sue valenze simboliche velate dal mistero. L’atmosfera che permea il dipinto è di quelle che ipnotizzano, e da questo si promana una forza carica di inquietudine che nel tempo ha colpito l’attenzione di molti, scatenando delle reazioni sconcertanti, dei vortici dimensionali impressionanti. Numerosi psicopatici hanno tentato di distruggerlo, di oltraggiarlo, probabilmente a causa della loro incapacità nello svelare l’arcano in esso custodito. Tre gravi tentativi di vandalismo segnano la storia quasi irreale del dipinto. La prima volta nel 1915, quando un calzolaio disoccupato lo aveva colpito ripetutamente graffiandolo in maniera grave. Era stato preso di mira in modo particolare il portabandiera, quello che si trova leggermente spostato a sinistra e che agita il vessillo. Il personaggio in questione viene indicato con il nome di Jan Visscher Corneliszoon. Apparentemente il bersaglio appare casuale, ma secondo il parere di alcuni esperti di esoterismo artistico, per così dire, non lo è e il gesto lesivo appare pregno di significati, in sintonia con la forza magnetica e con il fascino soprannaturale che viene emanato dalla grande tela. Nel secondo attentato, avvenuto nell’ottobre del 1975, un folle colpì la tela  con un coltello da cucina procurando ben tredici squarci (cifra simbolica affatto casuale). Una pugnalata penetrò nell’occhio scintillante che si intravede appena, essendo nascosto da un clown, anch’esso gravemente sfregiato. L’occhio risulta essere il frammento di un  autoritratto di Rembrandt, il quale come Alfred Hitchcock nei suoi film, amava farsi vedere nelle sue opere più significative. Il clown, o per la precisione il buffone della compagnia, indossa un curioso copricapo simile ad un cilindro la cui foggia non manca di attrarre chi ammira il quadro. Il terzo episodio vandalico risale al 1990 e vede protagonista la cosiddetta fanciulla d’oro, come è stata denominata. E’ senza ombra di dubbio il personaggio più misterioso di quest’opera d’arte, tanto che gli studiosi hanno cercato in ogni modo di carpirne il segreto e di spiegarne la presenza. Il suo volto è avvizzito come quello di una vecchia, e la luce che sprigiona sembra fantasmatica e sinistra. La bambina si può paragonare ad una visione magica, un essere proveniente da una dimensione parallela. Forse si tratta di un’apparizione, di uno spirito elementale, di una specie di fata. Alla cintola una pistola e un volatile morto, un pollo, i cui artigli rivolti verso l’alto (è appeso a testa in giù), simboleggerebbero l’emblema della milizia degli archibugieri. Secondo alcuni esperti i volatili sarebbero due. Per noi, invece, il simbolismo associato al pollo è assai più complesso e maggiormente importante rispetto alle disquisizioni concernenti l’esattezza numerica della coppia o del singolo. La fanciulla d’oro, insomma, è una delle chiavi dell’intricato mosaico connesso con la costruzione del magnifico quadro. E’ interessante notare che, tra i soldati, la bambina risulta essere fuori posto e di conseguenza la sua presenza nella struttura materica-cromatica è tuttora avvolta dal mistero. Rembrandt si era soffermato con insistenza sui singoli ritratti, descrivendo in maniera minuziosa le fisionomie, gli abiti e le armi. La consistenza tattile della superficie pittorica genera punti di grande intensità luminosa che coincidono con i centri simbolici della composizione. Cosa abbia voluto rappresentare Rembrandt, inserendo questo elemento apparentemente anomalo qual è la fanciulla, non è possibile per adesso stabilirlo trattandosi di un dipinto fitto di simboli. Certo è che esso muove “forze impensabili”, strettamente legate ai segreti che in esso sono racchiusi e gelosamente custoditi. Come altri capolavori dell’arte, quella autentica, lontana da sterili dilettantismi, La ronda di notte è portatrice di misteriose influenze. Influenze presenti nella Gioconda di Leonardo, tanto per citarne uno, vibrazioni profonde che il genio letterario di Stendhal (1783-1842), lo scrittore francese autore del superbo romanzo Rosso e nero (1830), aveva percepite. Questa strana esperienza spazio-temporale connessa con un dipinto è conosciuta come la sindrome di Stendhal. Tale sindrome procura una vertigine senza fine, un senso di mancamento, di smarrimento, che si palesa quando ci si trova di fronte ad un’opera d’arte sublime, così coinvolgente da ingenerare una sorta di estasi sciamanica in grado di trasportare il soggetto coinvolto dentro la scena raffigurata. Scena che poco a poco prende vita, fagocitando il suo osservatore che i tal modo si trova ad interagire con una realtà posta al di là dello specchio. Pensiamo ad esempio ad Alice attraverso lo specchio, il celebre romanzo dello scrittore inglese Lewis Carrol, che mostra il mondo situato oltre lo specchio. Qui sono rinvenibili differenti stati di coscienza, oltre quello comunemente accettato ed accertato. Varie forme di coscienza che possiedono un loro campo d’azione e di adattamento. Questi stati sono riconducibili al concetto di realtà separata espresso nelle opere di Castaneda. Possiamo parlare in tal senso di più realtà separate. Tutto questo spiega il concetto di alto e basso descritto nella famosa Tavola Smaragdina o Tavola di Smeraldo del tre volte grande Ermete Trismegisto. Il Microcosmo (Uomo) interagisce con il Macrocosmo (Universo), il piccolo influenza il grande e viceversa. Il basso trae dall’alto e l’alto dal basso.