Magia e Alchimia

L'Amor che move il Sole e l'altre stelle



L’Amor che move il Sole e l’altre stelle: i Fedeli d’Amore


Cantori del cosmico e Sacro Sentimento alchimico


di Stefano Mayorca


                                                                                 pubblicato su Hera


  L’indifferenza che anima quest’epoca senza sentimenti, riflette uno stato di involuzione interiore e di regressione che interessa la sfera più intima dell’essere umano, sintomo di un oscurantismo deleterio ingenerato dai falsi profeti del benessere. Un benessere basato solo su ciò che si può vedere e toccare, non certo su quanto, al contrario, pur non essendo concreto a prima vista, cela un tesoro di corresponsione animica capace di unire e fondere assieme i cuori, le menti e gli animi delle persone. Mai, come in questo momento, l’uomo sta vivendo una crisi tanto profonda e dilaniante, accompagnata dalla perdita di quei valori che sono il fulcro di ogni società evoluta, lo specchio luminoso di un sentire che trascende le mere finalità di un materialismo, che sacrifica ogni cosa in nome di un consumismo spietato. Così, quasi senza rendersene conto, la solidarietà, quella autentica e non già la parvenza utilitaristica sbandierata per comodo, si è sbiadita al pari di un acquerello che scolora quando l’acqua si appropria della superficie cartacea, disciogliendo i cromatismi che danno vita al disegno e al segno. L’amore tra i simili fa parte di un passato che sembra scomparso nei meandri di logiche massificanti. Amore, una parola che suona priva di senso, svuotata del suo originario significato, dell’alta concezione che ne racchiude l’intima essenza. Ma cosa è l’amore? Come si manifesta nella vita di tutti i giorni? La vera sostanza di questo sentimento e della purezza che dovrebbe rivestirlo è insita in ciascuno di noi e dovrebbe essere riscoperta, rilanciata. In un mondo che non rispetta la vita e calpesta gli ideali di questa sfera tanto sublime, è necessario seguire i dettami di chi ha segnato il cammino, di chi ci ha preceduti sulla strada impervia del dono d’amore senza secondi fini, senza aspettative. Un sentimento incondizionato e spiritualmente universale, cosmicamente ispirato, è il centro dell’irraggiamento offerto con il cuore e la mente colma di amorevolezza. Sentimento che contraddistingue i rapporti odierni che intercorrono fra le persone, denuncia la diffidenza, la rassegnazione, il sospetto e una evidente idiosincrasia verso gli altri. La disponibilità non deve essere esercitata a fronte di un sentire irrazionale, ma naturalmente veicolata dal buonsenso. Tuttavia è necessaria per impostare il contatto e la reciprocità con coloro che si intende aiutare, con i quali si vuole determinare uno slancio e uno scambio interiore. La sinergia di spiriti palesa l’umanità che spesso è assente, che in molti casi appare svilita da atteggiamenti costruiti ad arte, che in realtà celano mistificazione.


 


Fedeli d’Amore: il dolce Stil Novo


 


La cerchia poetica dei Fedeli d’Amore, il cui maggiore protagonista fu Guido Cavalcanti (1250-1300), oltre le valenze più ermetiche di matrice iniziatica, esprimeva una concezione legata all’amore ideale quale veicolo di crescita e di ricerca interna. I Fedeli d’Amore  sono stati i promulgatori di una visione romantica-amorosa quasi trascendente. Tra gli appartenenti a questo movimento poetico troviamo il giovane Dante Alighieri, che in tale contesto rinvenne le radici di un sentimento puro e lontano da qualsivoglia contaminazione di ordine materiale. Da questa esperienza poetica prenderanno vita opere come la Vita nuova, in cui Dante descrive il profondo coinvolgimento del cuore con le vibrazioni della natura femminea intesa in senso elevato: “Tutti li miei pensier parlan d’Amore; e hanno in lor sì grande varietate, ch’altro mi fa voler sua potestate, altro folle ragiona il suo valore, altro sperando m’apporta dolzore, altro pianger mi fa spesse fiate; e sol s’accordano in cherer pietate, tremando di paura che è nel core”. Dante afferma che tutti i suoi pensieri sono dominati dall’Amore e sono diversi fra loro. In questa sublimazione delle emozioni si intravede il segno di una coscienza dell’amore, intesa come memoria del sentimento equiparabile all’interiorità più intima e non solo ad una semplice funzione della mente. Una sorta di sensi interni connessi all’anima sensitiva legata alla vita corporale, laboratorio iniziale della conoscenza. In tale contesto, la memoria diviene una delle prerogative dell’anima razionale, immortale che, attraverso l’esperienza sensoriale e ai dati acquisiti, giunge all’elaborazione finale dell’autentica conoscenza in cui il ricordo del Divino e dell’invisibile sono filtrati dall’immagine ideale dell’archetipo femminile. L’Amore, dunque, è il mezzo elettivo che consente di trascendere le contingenze terrigene insite nella materia che simbolicamente si raccorda alla Terra. L’amore spontaneo, quello che nasce dal cuore senza l’apporto di sovrastrutture che ne alterino il nucleo, è alla base di ogni incontro con le anime affini e non. Essere partecipi del Tutto vuol dire amare, senza restrizioni o corazze che tengano lontane le vibrazioni universali emanate da ciascuna forma vitale. Nell’onda d’amore si sostanzia la percezione dell’essere, del tessuto spirituale che presiede alla costruzione di un universo pregno di divina sostanza. Amare vuol dire donarsi, offrendo una parte di se e delle sottili trasparenze che il cuore custodisce come essenza dell’anima, esaltata nel gesto d’amore. In una prosa di Dante, il poeta paragona la donna ideale a una impalpabile presenza capace di ingenerare timore e rispetto: “Tale è l’evidenza della nobiltà e del decoro di colei ch’è mia signora, nel suo salutare, che ogni lingua trema tanto da ammutolirne, e gli occhi non osano guardarla. Essa procede, mentre sente le parole di lode, esternamente atteggiata alla sua interna benevolenza, e si fa evidente la sua natura di “essere” venuto dal cielo in terra per rappresentare in concreto la potenza divina. Questa rappresentazione è, per chi la contempla, così carica di bellezza che per il canale degli occhi entra in cuore una dolcezza conoscibile solo per diretta esperienza. E dalla sua fisionomia muove, oggettivata e fatta visibile, una soave ispirazione amorosa che non fa se non suggerire all’anima di sospirare”. La forza motrice dell’intero universo è l’Amore, sinfonia di sensazioni capace di trasmutare ogni aspetto del vissuto, strumento che concerta le dinamiche dell’Assoluto. Un sorriso, una parola che può conferire sollievo, uno sguardo carico di comprensione sono l’espressione di questo sentimento che può sanare gli animi feriti e restituire la pace interna. L’Amore è in grado di trasformare l’individuo, di migliorarlo, elevandolo e ingenerando nel profondo un radicale cambiamento che si manifesterà in ogni circostanza della sua esistenza. La sua influenza è visibile nelle piccole cose, e da queste a quelle più grandi. Simile a un torrente che scorre impetuoso, l’amore fluisce in noi e attende solo di essere ridestato dal lungo letargo in cui è stato confinato dall’ego. L’armonia che circonda il Creato è la risultanza di un amore infinito, anche quando l’apparente crudeltà della natura pare esserne priva. La luce che squarcia il buio del nostro cuore, le tenebre interiori, è ancora una volta una manifestazione dell’amore che permea tutti gli esseri e le cose. La ricerca di questo stato elettivo è fonte di gioia che nutre e irrora l’essere spirituale che è celato nel cuore e nell’animo. Impossibile nell’amore fissare momenti e situazioni statiche, occorre imparare il suo linguaggio di movimento, di perpetua novità e bellezza, occorre entrare nel flusso, nella corrente dell’amore, abbandonandosi ad essa senza pretendere di imprigionarla e di catalogarne le manifestazioni. Così la sua impronta si imprimerà nei cuori volti alla sua irradiazione. Di nuovo Dante ci introduce nel mondo dell’amore senza restrizioni, incarnato nelle valenze femminee, nella visione che unisce amore e femminilità quali elementi costitutivi dell’anima: “Dico che qualunque donna voglia mostrare d’essere donna valente, si accompagni a lei, che quando passa per via, Amore scende nei cuori non nobili con una forza che raggela e fa morire ogni loro ignobile pensiero; e se mai qualcuno fosse capace di sostenere la sua vista, nobile diverrebbe o morirebbe. E se ella incontra chi è degno di guardarla, questi avverte in sé il suo influsso benefico, giacché, qualunque cosa gli venga da lei, si traduce in suo bene, e gli infonde un tale senso di carità verso gli altri, che dimentica ogni offesa ricevuta. Dio per sovrabbondanza di grazie le ha concesso inoltre, che colui al quale ha rivolto la parola, non può essere dannato. La sua pelle ha colorito quasi perlaceo, al punto giusto, così come una donna deve avere: ella è quanto di più perfetto può creare la natura; attraverso di lei si può avere la percezione di che cosa sia la bellezza. Dai suoi occhi, non appena li muove, emanano spiriti ardenti d’amore, che feriscono gli occhi di chiunque allora la stia a guardare, e che penetrano dentro e raggiungono il cuore: si può vedere Amore raffigurato nel suo sguardo, che nessuno riesce a sostenere a lungo”.


La trascendenza amorosa nel Laboratorio interiore-alchimicoo Albero della Scienza


 


Nell’ermetica donazione di un vissuto magico-alchimico, il ricongiungimento alla parte femminea che conduce all’androginia, alla partenogenesi metafisica è l’amorosa trascendenza che riunisce al divino, Elemento immanente. La trasmutazione amorosa che muta i fluidi della sostanza luminosa e delle energie sessuali, esaltate nell’atto fecondo della manifestazione assoluta, è al centro dell’universo macrocosmico. La luce rifulgente della conoscenza si manifesta nella fusione di tutti gli elementi microcosmici con quelli universali e trasmutanti. L’uomo, essenza dell’Assoluto, trascende l’umano e si eleva al sovraumano. Le operazioni interne che danno luogo alla vera trasformazione che si sostanzia nel laboratorio umano, fanno capo alle fasi intime di rigenerazione del tessuto sottile. Così, gradualmente, nel disfacimento della materia eterica e vibratoria si manifesta la natura duplice del Sé femminino-mascolino che regge nella ricerca sperimentale di assunzione nei cieli alchimici, la corporeità eterea. Come creta da plasmare, il Corpo Lunare viene modellato a immagine dell’uomo celeste, l’Adam Kadmon cabalistico, Signore dell’Alto e del Basso, della Terra e del Cielo. Nell’ambito iniziatico-alchimico, l’Albero della Scienza non è altro che l’immagine dell’uomo interiore. Il suo tronco è il midollo spinale, i suoi rami sono i 72 mila nervi ben conosciuti dagli Yogi indù (chiaro, a livello simbolico, il riferimento ai 72 geni Salomonici della magia eonica-geniale). Inoltre, dalla somma del sette con il due si ottiene il nove, numero dalle profonde valenze iniziatiche. I sette fiori di questo albero corrispondono ai sette centri radianti del corpo astrale (Chakra). Essi vorticano rapidamente come ruote d’energia magnetica purissima. La loro  circolarità allude simbolicamente alle ruote incendiate della cultualità celtica, le Ruote di Fuoco, connesse con Taranis, il dio del Tuono dei Celti raffigurato spesso mentre trasporta la Ruota solare. Tale simbolica è riconducibile anche alla Ruota dello Zodiaco, al sacro Mandala, al Sé, al centro ombelicale od Honphalos. E ancora, alla Ruota della Fortuna (decima Lama dei Tarocchi) o Fiore del Saggio, visibile al centro delle antiche cattedrali gotiche, al moto perpetuo. Fulcanelli parlando della ruota scriveva: “Nel Medioevo la rosa centrale dei portoni si chiamava rota, ruota. Ora la ruota è il geroglifico alchimico del tempo necessario alla cottura della materia filosofale, e in seguito della cottura stessa. Il processo trasmutativo è detto per questo Fuoco di Ruota”. Le foglie dell’albero sono il duplice apparato respiratorio che coprono i polmoni, le sue radici il polo genitale e le gambe. La sua linfa è l’elettricità cosmica che corre nei nervi e si precisa dall’etere cerebrale sino alla terra spermatica. Le gambe, simboleggiate dalle radici, rappresentano anche le due colonne del tempio salomonico, Jakin (la colonna del Maestro) e Bhoas (la colonna dell’Apprendista), correlate alle due energie maschili (Solari) e femminili (Lunari). Le colonne sono l’espressione riposta dei due falli fecondanti, quello materiale e manifesto e quello sottile e incorporeo. Nella sua concezione alchimica-esoterica si vuole indicare tra l’altro il risveglio dell’energia Kundalini o candalì (che dorme ravvolta alla base della colonna vertebrale) la quale viene effigiata, di norma, da due serpi, una nera e l’altra rossa (polarità positive-negative della magia operativa), abbarbicate attorno a uno scettro, la verga di Aronne o Fallo Aureo rigenerante. Si tratta del Caduceo Mercuriale in cui si cela il segreto della generazione occulta o parto magico-astrale. Questa forza femminea era chiamata con il nome di Shekinah, la Gloria del Signore, accomunabile per certi versi alla Shakti dell’induismo tantrico. Nel suo aspetto visibile appare come una nube luminosa attorno al Tabernacolo. La riunificazione degli opposti, individuabili nello Yin e nello Yang, è riconducibile alla Immacolata Concezione, lo stato di purità primigenia in cui l’essere umano non è ancora inquinato dalla materia carnea e dall’Anima materiale o personalità umana. Per recuperare questo stato è necessario spogliarsi dalle sovrastrutture e dai condizionamenti subiti, questo il messaggio iniziatico legato al ricongiungimento con le nostre origini cosmiche e divine, e rappresenta l’autentico patto d’alleanza con la divinità, con l’Archetipo primevo. L’unione dei due poli, maschio-femmina, è ben espressa nel sigillo salomonico (esagramma). Tale unione non è materiale, fisica, ma si svolge su un piano trascendente e metafisico. Ecco la trasfigurazione dell’Amore e dell’anima che lo sostiene, della sua matrice universale che spande la propria luce benefica e rigeneratrice nei cuori, pronti a ricevere l’anelito dell’Amore più puro, più vero. Quell’Amore che si dona senza pretese ne ricompense.