Ermetismo

Ite Missa Est: il mistero del Verbo

Ite Missa Est: il mistero del Verbo


 


 


di Stefano Mayorca


 


“Ite Missa est”. Con queste parole, in passato, si concludeva la liturgia della messa recitata in latino. Si tratta del congedo finale, l’atto ultimo che sigilla  la funzione religiosa - o per meglio dire - chiude il cerchio. La sua traduzione è più o meno questa: la Messa è mandata. Mandata dove? La questione è davvero delicata e merita un’attenta disamina. Con queste parole si affermava che il rito era stato compiuto e la Messa replicata in astrale, o per l’esattezza confluita verso le regioni sottili, salita nel cielo astralizzato dopo che il prete aveva compiuto il sacrificio dell’Ostia consacrata, allusione a qualcosa di tribale. Alla stessa maniera, nei riti magici-ermetici ogni elemento accessorio serve per espandere la coscienza e raggiungere la zona eterica, l’Etere degli antichi.  Nella messa espletata in italiano la formula di congedo è: “La Messa è finita. Andate in pace”. Questo invito non è rivolto ai fedeli come pensano i profani, ma alle entità, presumibilmente angeliche, che hanno partecipato alla cerimonia. Non c’è da stupirsi visto che la ritualità cattolica e cristiana è stata costruita servendosi dei riti pagani ed ermetici dai quali sono stati carpiti i fondamenti operativi. Non a caso, quando l’ermetista termina di officiare il suo rituale evocativo o di invocazione chiude dicendo: “Il rito è concluso, andate in pace nelle vostre dimore”. La medesima formula, come abbiamo visto, viene utilizzata nella liturgia cristiana e il valore non cambia. In tutti e due i casi l’apporto della vibrazione sonora e l’intento del rito presuppongono il contatto con forme energetiche sottili. In magia la parola ha una grande importanza: è la fissazione e la materializzazione dell’idea, perché chi pensa e dice ciò che pensa, traduce - o per essere esatti - trasforma la vibrazione intelligente in vibrazione fonica, elemento primario connesso con il primo strato materiale. La forza espressa dalla lingua latina merita una considerazione a parte. In effetti, molti dei riti passati venivano officiati in latino e anche l’ausilio del salterio per usi magici prevedeva l’esposizione dei salmi sia in greco che in latino. Quando si affronta una cerimonia tanto di tipo ermetico che di matrice cattolica, la sua valenza occulta e il suo potenziale vengono rafforzati dall’utilizzo della lingua originaria con cui questa veniva ritualizzata. Se un numero infinito di operatori, nei secoli, ha utilizzato particolari formule in latino, greco o aramaico, il contatto con le energie vibratorie che questi hanno lasciato in astrale è immediato, la catena magnetica ricostituita ed eternata. La messa officiata in latino (il Verbo Sacro) racchiudeva profonde connotazioni di ordine ermetico capaci di muovere certe forze, una vera e propria potenza in atto. La messa dei morti in latino assume da questo punto di vista aspetti notevolmente diversi, rispetto a quanto enunciato dal clero e sottoscritto da chi ignora le dinamiche e i meccanismi che sottendono a tale cerimoniale. In proposito, l’aureo maestro Giuliano Kremmerz (Ciro Formisano, 1861-1930) così  scriveva nel suo Angeli e Demoni dell’Amore (Edizioni Rebis, Viareggio 2000): “La messa dei morti, quella che si compie secondo il rituale cattolico, quando è recitata o cantata con tutta l’intenzionalità magica del rito è una vera operazione di psicurgia cerimoniale, dalla quale per passare alla evocazione non corre che poco. Maggiormente è puro il sacerdote celebrante e maggiore efficacia spirituale ha la messa che si celebra: se non che l’iniziato non deve ascoltar la messa recitata da un prete impuro, non solo, ma assistendo al sacrificio della messa deve seguirlo passo passo, interpretandolo secondo il suo significato vero, e all’Orate frates gli è lecito se è attivo, di invertire tutta l’anima dell’uditorio al fine della sua intenzionalità, e far compiere l’operazione della catena fluidica a beneficio della mano-agente. Perché deve ben distinguersi che la magia rispetta tutte le religioni classiche e il cattolicesimo è classico per il rituale pagano e cristiano trasfusovi dai primi secoli e perpetuato finoggi; il mago se ne serve intelligentemente”. Parole chiarificatrici che non abbisognano di ulteriori commenti. Questi i motivi che hanno spinto l’attuale pontefice, Benedetto XVI, a ripristinare la messa in latino. La possibilità di un ritorno alla tradizione va bene inteso e allude alla forza agente di una specifica corrente liturgica. Nel quotidiano La Repubblica, di martedì 3 luglio, troviamo interessanti considerazioni sull’argomento che stiamo trattando e in particolare sul Verbo Sacro, il latino.




 




Latino, la lingua degli Dèi




A pagina 45 de La Repubblica si può leggere: “Il paradigma occidentale era configurato all’inizio in senso latino, per cui il latino divenne la lingua ufficiale della chiesa e della teologia, del diritto e dello Stato occidentali, e tale rimase anche lungo tutti i secoli. Com’è noto, nei primi cento anni il greco della Koinè era stato la lingua anche della cristianità occidentale… Fino al Concilio Vaticano II la messa latina medievale doveva rimanere la forma fondamentale del culto cattolico, che nel 1570 viene completamente restaurata, in base alle delibere di Trento, con il messale romano. D’altra parte però lo stesso concilio ha fatto fissare il corso della messa fin nei minimi particolari, cosa che prima non era mai stata fatta. Perciò questa messa viene ora detta messa delle rubriche, di quelle innumerevoli brevi disposizioni stampate in rosso, che vennero inserite ovunque tra i veri e propri testi della messa. Ora tutto era regolato ufficialmente fin nel minimo dettaglio (fino all’ultima parola e fino alla disposizione delle dita del sacerdote). Non restò niente di spontaneo, emozionale e creativo, non si poteva parlare di una partecipazione del popolo” (Sillabario - Hans Kung).




 




La Tradizione perduta


 


Il termine messa, che pare scaturire dal congedo da noi già menzionato: “Ite missa est” sembra non avere equivalenti in greco, e questo nonostante tale formula rappresenti il fulcro e la fonte dell’intera liturgia correlata alla Chiesa cattolica, e in particolare  al rito centrale del culto cristiano che si è preservato nei secoli nonostante le infinite variazioni subite. La cosa interessante che risalta in tale contesto è che il congedo in questione, pur rivestendo notevole valore e incarnando l’identità stessa del clero, non appartiene al vocabolario d’origine esternato dalle fonti più antiche inerenti alla scrittura e alla tradizione. Sfogliando le pagine del Nuovo Testamento, infatti, si allude alla cena del Signore e frazione del pane. Ciò significa che  i Testi Sacri sono stati manipolati, alterati, e che in origine vi era una cultualità oggi dispersa. Una religione madre che raccoglieva attorno a se diversi culti di ordine ermetico e misterico.  Questa  Tradizione primordiale, specchio di remote conoscenze, di riti sapienziali ormai è sepolta nella coltre del tempo.




 




Il potere occulto della liturgia.


Verbo, magnetismo e forza psichica




Un giornalista che scrive su un quotidiano che evitiamo di menzionare, sostiene in un suo articolo che celebrare nuovamente la messa in latino vuol dire estromettere i fedeli dalla compartecipazione alla liturgia. Secondo noi, i fedeli non hanno mai realmente condiviso il rito, anzi sono sempre stati inconsapevoli di quanto stava accadendo. Se un concetto non viene compreso nella sua totalità, ha poca importanza se la sua formulazione viene espletata in italiano o in latino. Chi partecipa alla cerimonia in maniera automatica, e soprattutto senza uno stato di coscienza lucido, è ovvio che non può essere protagonista dell’evento sovrannaturale o esoterico che si manifesta a livello sottile. Lo stesso individuo afferma che il latino è come l’italiano, poiché non è il suono delle parole che importa ma il contributo dei presenti. Anche in questo caso siamo lontani dalla verità e il giornalista che ha tentato di dare connotazioni di tipo politico alla questione – sul tipo “il popolo è sovrano” - farebbe bene ad informarsi evitando così di scadere nella mera retorica. Il Verbo è sacro, è manifestazione di un potere, di un atto volitivo e germinativo che crea in astrale. La catena magnetico-fluidica, se non è irradiata coscientemente da coloro che operano, diviene atto vampirico. Il medium spiritico, per esempio, compie un’operazione di sottrazione energetica verso gli altri membri della seduta i quali, è bene ricordarlo, sono all’oscuro di quanto sta avvenendo e osservano solamente ciò che il medium vuole fargli vedere. Nel culto cattolico il medium è rappresentato dal prete, è lui (se è attivo) che convoglia le energie dei presenti i quali, assolutamente ignari, subiscono passivamente la messa… In tutte le tradizioni primigenie è attestato che esiste un centro energetico radiante e tanti magneti minori che si dispongono attorno al nucleo centrale. Solo a livello iniziatico questi nuclei di adepti interagiscono coscientemente, e tuttavia anche in questo caso vi è un vertice ignoto e secretato che dirige occultamente tutte le operazioni. Un anello più elevato che detiene un potere psichico assoluto. Il suono ha una potenzialità straordinaria, soprattutto se è diretto da una mente allenata, esperta nel veicolare il messaggio e la corrente vibratoria prescelta. Ciò spiega la forza sprigionata dalle varie formule ritualizzate in latino. L’apporto verbale, dunque, assume contorni arcani e conferma la potenza della volontà sorretta dalla verbalizzazione, dell’idea che viene concretata attraverso l’ausilio di vari fattori concomitanti, non ultimo il supporto fonetico che in latino duplica il suo valore psico-energetico. E’ sempre Giuliano Kremmerz a illuminarci riguardo il potere della parola cosciente: “Il mistero della parola e dei suoni in magia è profondo. Le vibrazioni che mettono in movimento l’etere nel mondo della materia sottilissima sono ritmiche per loro natura”, e ancora: “ …Queste parole potenti sono canti ed emissioni di articolazioni di volontà. Animate o no da idee concrete, queste parole sono tanto più potenti quanto hanno di  magnetismo fissatovi dagli altri operatori e per quanto rispondono coi suoni alle idee che si vogliono risvegliare” (Il Mondo Secreto, Iniziazione alla Scienza dei Magi, Edizioni Rebis, Viareggio 1982). Non siamo cattolici, non simpatizziamo per il clero, ma il latino a noi piace. La responsabilità della Chiesa che si serve della messa utilizzando le energie psichiche dei fedeli inconsapevoli è grande. Si tratta di un’opera luminosa od oscura? Ai posteri l’ardua sentenza: diabolus est insidiosus




                                                                                      Pubblicato sul Giornale dei Misteri