Ermetismo

L'Orizzonte perduto

L’Orizzonte perduto: oltre il velo delle apparenze


 


di Stefano Mayorca


 


Quando mi guardo intorno e tento di dare spiegazione alle convulse manifestazioni di questo mondo che sembra incamminarsi verso il fondo di un abisso, un silenzio fitto di interrogativi si impadronisce dei miei pensieri, sopprimendo ogni capacità di ragionamento, di raziocinio. Tutto appare effimero, ogni cosa è permeata da una sottile ipocrisia che rispecchia questo nostro tempo gravido di misfatti. Un consumismo eccessivo nato sull’onda di un benessere fittizio, sta fagocitando le menti massificate, inanellate all’interno di un meccanismo che consuma in fretta il vissuto di ogni singolo individuo. Parole come solidarietà e amore celano pericolose e sordide speculazioni a danno dei più deboli, di coloro che costretti a tacere e a sopportare, si spengono in silenzio perché la loro storia non fa notizia. Promesse e frasi magniloquenti prive di un qualsivoglia contenuto sovrastano chi soffre, e l’apparenza regna incontrastata in un mondo in cui apparire è sicuramente più conveniente ed essere è meno vantaggioso. La morte stessa ormai non fa più effetto. La morte che furtiva e silente entra nelle case attraverso i mezzi di informazione che, col pretesto di emancipare e di rendere partecipi, disabituano l’essere umano a compenetrarsi nel dolore altrui. Il dolore, a ben guardare, è un fenomeno mediatico che aiuta a rafforzare gli ascolti, è in grado di far vendere un maggior numero di quotidiani, è il nuovo business. Corpi straziati dalle guerre e dai cataclismi, occhi senza speranza che ci guardano silenziosi e chiedono: “Perché?”. E in questo oceano di disperazione, sotto il peso di tali eventi la fede vacilla, e la Chiesa sembra impotente, incapace di gestire tanta sofferenza. In modo analogo le istituzioni non riescono ad arginare la crescente esondazione di mali che affliggono la nostra società. Nell’ambito di questo scenario dai contorni  apocalittici, simile alla tessera di un immenso mosaico s’incardina la morte di Papa Giovanni Paolo II e dei suoi funerali, che hanno generato una partecipazione collettiva di proporzioni mai viste prima, un momento di raccoglimento che in qualche modo ha catalizzato l’attenzione dell’intero pianeta. La salma del Pontefice è stata gettata in pasto alle telecamere, un banchetto sacro come nei riti pagani, una violazione di quell’intimità che sancisce il passaggio verso l’Altrove, ma che ha consegnato alla storia un momento di assoluta irripetibilità. Dietro a questa potente macchina organizzativa si sono avvicendate le varie emittenti televisive, le testate giornalistiche, gli uffici stampa, il Sindaco, la Protezione Civile. C’è da rilevare però, che con il passare delle ore si iniziava ad  avvertire una certa pesantezza, una ripetitività che a lungo andare ha rischiato di generare nervosismo e saturazione. Alcuni giornalisti televisivi, con il volto di circostanza, hanno tentato di mantenere vigile l’attenzione dei telespettatori offrendo una pessima interpretazione ai milioni di persone che stavano seguendo le diverse fasi del triste e mesto spettacolo. E tutto ha assunto i toni dell’autocelebrazione.  Era prevedibile del resto, visto che Giovanni Paolo II era figlio dei media, che ne hanno fatto un’icona, un simulacro vivente. Grazie a loro, il messaggio del Pontefice ha raggiunto livelli di comunicazione impensabili, ma allo stesso tempo ha imprigionato la sua figura, che ha subito l’invadenza di questo potente strumento finalizzato a trasportare le sue parole nel cuore di ognuno. Tuttavia, in alcune occasioni suggellate dall’incontro del Papa con i giovani, abbiamo assistito a manifestazioni eccessive, a cori da stadio, ad un fanatismo esagerato e popolare segnato da cadute di stile, da un estasi generale che rasentava l’assurdo. Un Papa molto amato, che indubbiamente ha concretato dei cambiamenti, anche se per alcuni dette innovazioni non si sono mai verificate e celano invece una parvenza di tolleranza che racchiude una profonda stagnazione, un obsoleta e secolare chiusura che nasconde il vero volto conservatore e retrogrado della Chiesa. Come dicevo, la popolarità di Karol Wojtyla era grande, eppure non tutti sono concordi nell’attribuirgli particolari meriti. C’è chi trova dei punti oscuri tra la sua immagine pubblica (apparire) e quella privata (essere), e ha l’impressione che tanta risonanza sia il frutto di un gigantesco spot pubblicitario che ha sancito l’inizio di una campagna promozionale mirata ad offrire un restauro al clero. Ciò nonostante, per la maggioranza delle persone Karol Wojtila è insostituibile, e a questo proposito voglio riportare un articolo uscito lunedì 11 aprile sul Corriere della Sera, a firma di Francesco Alberoni che nella sua rubrica Pubblico & Privato scrive: “Molti, moltissimi dicono che la morte di Papa Wojtyla sarà catastrofica per la Chiesa. Perché chi mai potrà sostituirlo, avere il suo stesso carisma sulle masse popolari di tutto il mondo? Se guardiamo ad uno ad uno i porporati che possono prendere il suo posto facciamo fatica ad immaginare una figura altrettanto ricca, polimorfa, con tanta energia e tanto fascino. E alcuni sostengono addirittura che questo Papa ha nascosto, con la sua imponente personalità, con l’amore e la venerazione verso la sua persona, la crisi irreparabile della Chiesa come istituzione, la sua autorevolezza culturale, morale. Le piazze sono piene, molti osservano, ma le chiese sono vuote. Quando anche le piazze saranno vuote, si vedrà che il Cristianesimo è morto. Coloro che sostengono questa tesi hanno una concezione della storia che separa nettamente i grandi uomini dal corpo sociale nel suo complesso. Il maggior rappresentante di questa teoria storica è Carlyle, che nella sua celebre opera “Gli Eroi”, sostiene che la storia è prodotta da poche grandi personalità della politica, della scienza della cultura che hanno fatto  fare un balzo in avanti alla società in cui vivevano. E’ stato Alessandro Magno a portare la civiltà greca, fino ad allora confinata in un territorio ristretto, ai confini del mondo. E’ stato Cesare a creare il modello dell’Impero Romano, Galileo a inventare il metodo della scienza moderna e così via. Ma all’estremo opposto vi è una concezione della storia secondo cui i grandi uomini emergono solo quando una società ha dentro di sé una straordinaria energia espansiva. Essi danno solo un corpo, un volto, una voce a quell’energia, la trasformano in azione concreta. Alessandro ha conquistato la Persia perché i Greci erano militarmente superiori, più audaci, inventivi dei Persiani. Napoleone ha conquistato l’Europa perché aveva dietro di sé un popolo e un ideale rivoluzionario. Nei movimenti collettivi noi vediamo solo il capo carismatico e pensiamo che sia stato lui a creare il movimento. Ma non è avvenuto piuttosto il contrario? Che la tensione, la paura, la speranza collettiva hanno prodotto agitatori, gruppi di protesta, leader naturali finché uno, particolarmente dotato non ha unificato queste spinte assumendone la guida? Ma se è così, se la tensione resta viva, scomparso quel leader il movimento ne produrrà altri. La riforma protestante sarebbe finita se fosse stato ucciso Lutero? Ecco perché ho dei dubbi sulla impossibilità di sostituire Wojtyla. Perché non siamo affatto in una fase di riflusso religioso. Non parlo della religione degli intellettuali e dei filosofi. Per loro Dio è morto da tre secoli. Parlo della religione popolare, quella che nasce dal mistero di essere nel mondo, dal bisogno di dare un senso alla vita. Quella che sorge dalla paura, dall’ingiustizia dal dolore, dall’amore dalla morte. Che nasce dalla disperazione come domanda di grazia: la religione dei miracoli che per la scienza non possono esistere perché per la scienza ciò che è inspiegabile oggi è il compito di domani. Infine la religione di coloro che sono in rapporto diretto con Dio, i mistici, i santi. Siamo veramente sicuri che la Chiesa non saprà inventarsi uomini e risposte per questa domanda universale?”. Parole che non hanno bisogno di essere commentate e che pongono in rilievo tutta la forza della superstizione che scaturisce dalla paura dell’ignoto, di quanto è incomprensibile. Non esiste comunque un giudizio unanime riguardo l’operato del Pontefice. Ci sono uomini che non hanno compreso perché ha voluto santificare il fondatore dell’Opus Dei, l’organizzazione cattolica portata alla ribalta dal libro dello scrittore Dan Brown, Il Codice Da Vinci, che ne delinea le trame, le zone buie e scarsamente illuminate, dove si annida l’errore. Questa istituzione è, a detta di molti, una multinazionale cattolica multimiliardaria dalla forma tentacolare e invasiva, che ben poco racchiude di cristiano. Ma lo scandalo che in misura maggiore ha minato la stabilità della Chiesa ed è piovuto sul pontificato di Giovanni Paolo II come un enorme macigno è connesso con i casi di pedofilia. Tra questi, ha destato un certo scalpore la vicenda legata al vescovo di Milwaukee, Robert Weakland, accusato di avere avuto rapporti sessuali con un giovane studente di teologia, Paul J. Marcoux, tra il 1979 e il 1980. Poi, nel 1998, alfine di tacitarlo, ha versato nelle sue tasche ben 450.000 dollari prelevati dalla sua diocesi. In seguito il Vaticano ha bloccato la sua carriera. E ancora, all’inizio del 2001 in Franci, il vescovo di Bayeux-Lisieux, Pierre Pican, fu sospeso per tre mesi perché non aveva informato la polizia dopo che un prete gli aveva confessato di avere abusato di un bambino: con un documento risalente a diciotto mesi fa e firmato da tutti i 95 vescovi, la chiesa francese è l’unica in Europa  ad avere scelto la strada della “tolleranza zero”, per cui i preti  accusati di atti di pedofilia devono rispondere davanti al giudice di tali abusi. In Irlanda, il vescovo di Fern, Brendan Comiskei, si è dimesso perché non è stato in grado di gestire il caso di un prete pedofilo, padre Sean Fortune, suicidatosi nel 1999. Anche la vicenda svoltasi nel Massachusetts è degna di nota. Il caso ebbe inizio nel 1992, quando padre James Porter, venne accusato di avere avuto rapporti sessuali, nel 1960, con più di novanta bambini appartenenti alla sua parrocchia di Fall River, e in seguito con altri trenta in diversi stati, tra cui il Minnesota. Successivamente Porter decise di abbandonare il suo ministero e di sposarsi. Dalla sua unione nacquero due figli. Tutto sembrava essersi normalizzato, ma dopo qualche tempo fu accusato di molestie perfino dalla giovane baby sitter quindicenne che lavorava presso di lui. Tutto questo ci riporta alla mente il recente scandalo relativo all’arcivescovo di Boston, il cardinale Bernard Law, costretto a dimettersi lo scorso anno dopo avere ammesso di avere coperto alcuni casi di pedofilia nella sua Curia.


 


 


 


 


 


Giovanni XXIII: i segreti del Papa buono




 


Un documento sconvolgente scoperto da un avvocato texano, Daniel Shea, potrebbe gettare delle ombre sul pontificato di Papa Giovanni XXIII, il Papa buono. Lo presento ai lettori declinando ogni responsabilità circa il contenuto. E’ bene sottolineare però, che il testo in questione è stato avallato dalla Chiesa cattolico-romana di Inghilterra e del Galles che ne ha decretato l’originalità. Personalmente non esprimo alcun giudizio in merito, limitandomi a riportare i fatti in esso racchiusi. Siglato in 69 pagine da Giovanni XXIII, ordinava ai vescovi di tutto il mondo di occultare le storie di violenza sessuale. La rivelazione shock proviene dal quotidiano britannico The Observer, che fornisce particolari preoccupanti sulla vicenda. Il testo, scritto in latino, era custodito negli archivi segreti del Vaticano, e in esso è scritto che nulla doveva trapelare circa le violenze sessuali, ogni cosa andava nascosta e nemmeno un dettaglio doveva venire svelato, pena la scomunica verso coloro che non rispettavano il presente veto. Il nome del documento menzionato, come spiega l’avvocato Shea, impegnato in diverse cause contro preti pedofili, è Crimine Sollecitatione.  Al suo interno figurano numerosi casi di pedofilia che si sono consumati anche nel nostro Paese. Daniel Shea si sfoga e afferma: “Questi documenti sono arrivati ad ogni vescovo del pianeta. E’ la prova che esisteva una cospirazione internazionale da parte della Chiesa per insabbiare le vicende legate agli abusi sessuali. Minacciare di scomunica chiunque parli mostra sino a dove le alte cariche del Vaticano erano pronte ad arrivare pur di evitare che le informazioni sugli abusi divenissero di pubblico dominio”. Se questo corrisponde a verità, Giovanni XXIII è in parte responsabile  della grave questione. La testata Civiltà Cattolica, in un articolo apparso il primo giugno 2002 commenta: “(…) Perché la Chiesa cattolica americana nel suo insieme e quasi essa soltanto, è stata sottoposta a un fuoco incrociato di sospetti, di accuse violente, di recriminazioni, di richieste di risarcimenti miliardari, come se il fenomeno della pedofilia fosse ristretto al solo clero cattolico?”. Sappiamo bene che la pedofilia è un male diffuso, ma se avviene in un contesto sacro la cosa assume valenze diverse, più gravi. Perché in tale ambito dovrebbero permanere quei valori di purezza e di rispetto per l’infanzia  che sono il fulcro di ogni dottrina improntata alla pace e all’amore; perché la Chiesa deve formare i fanciulli, non abusarne; perché la corruzione non dovrebbe toccare certe istituzioni e, invece, è proprio qui che le idee infette prendono vita e sono più numerose. Consiglio a costoro di rileggere alcune pagine del Vangelo, di renderle vive nella loro memoria e di ripensare alle parole pronunciate dal Cristo: “Chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me. Chi invece scandalizzerà anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da un asino, e  fosse gettato negli abissi del mare” (Mt. 18, 5-6; Mc 9,42; Lc 17, 1-2).




 


Strumenti di tortura: inquisizione un oscuro passato


 



E’ doloroso pensare che in un passato relativamente recente la Chiesa  si sia macchiata di assurde violenze, eppure è una realtà incontestabile, che non bisogna dimenticare. Purtroppo, negli ultimi tempi si sta originando  una corrente di pensiero che tenta di archiviare queste vicende e cosa ancora più grave ne disconosce la veridicità. Una persona informata mi ha confidato che numerose testimonianze documentali riguardanti processi e condanne sono state distrutte, ed io ho riportato quanto mi è stato trasferito a titolo di informazione, ma se questo è vero, il rischio che vada perduta la memoria storica di un’epoca intrisa di superstizione e di soprusi è tangibile. La lunga scia di sangue che si è originata con l’avvento dell’Inquisizione intorno al XII secolo ha lasciato tracce profonde. Il metodo di indagine, volto a stabilire il reato di eresia era alquanto discutibile, e si basava su elementi circostanziali che il più delle volte si dimostravano molto nebulosi. Tra gli strumenti utilizzati dalla Santa Inquisizione troviamo l’Annodamento, che consisteva nell’attorcigliare strettamente i capelli della presunta strega ad un bastone. Alcuni uomini forzuti ruotavano l’attrezzo velocemente provocando un terribile dolore, e in alcuni casi arrivando a togliere lo scalpo, lasciando il cranio scoperto. Altro mezzo usato per infliggere dolore era la Cremagliera . Si trattava di alcuni rulli che venivano passati sul corpo di una persona disposta  su una tavola (con polsi e caviglie saldamente legate), che al loro passaggio slogavano tutte le articolazioni. Vi era poi la famigerata Vergine di Norimberga, una sorta di contenitore metallico con sembianze umane (di fanciulla appunto), munita di porte pieghevoli. Nella parte  interna delle porte erano inserite delle lame. I prigionieri vi venivano chiusi dentro in modo che il loro corpo fosse esposto a queste punte in tutta la sua lunghezza, ma senza ledere in modo mortale gli organi vitali. La morte in ogni caso sopraggiungeva lentamente, accompagnata da atroci dolori. Concludo questa breve panoramica dedicata ai metodi di tortura con due pratiche che pongono in risalto l’atmosfera di esaltazione e di furore che si respirava a quel tempo: l’Ordalia dell’Acqua e l’Ordalia del Fuoco. Nel primo caso l’acqua simboleggiava il diluvio citato nell’Antico Testamento. Allo stesso modo in cui il diluvio aveva spazzato via i peccati e l’iniquità degli uomini, l’acqua avrebbe mondato e purificato l’anima del soggetto sottoposto a tale trattamento. Dopo tre giorni di penitenza, l’accusato doveva immergere le mani nell’acqua bollente, a volte fino ai polsi e nei casi più gravi fino ai gomiti. Trascorsi altri tre giorni, che occorrevano per valutare le colpe del preteso eretico, veniva eseguita un’ordalia a base di acqua gelida. La persona sottoposta al supplizio doveva essere legata con una fune, in modo da immobilizzare le mani e i piedi (in questa maniera si assumeva una posizione che impediva il galleggiamento). Successivamente veniva gettata in acqua, e se era colpevole avrebbe dovuto galleggiare, in quanto l’elemento liquido secondo una credenza dell’epoca, rifiutava una creatura dalle valenze demoniache. Se invece andava a fondo significava che era innocente, ma sfortunatamente era quasi impossibile salvarla per tempo e nella maggior parte dei casi moriva annegata. Nell’ordalia del fuoco era necessario espletare alcune forme rituali che precedevano l’ordalia stessa. Le persone coinvolte dovevano prendere parte  ad una cerimonia religiosa che si poteva protrarre per tre giorni, durante i quali gli accusati erano tenuti a pregare, a digiunare, ad essere esorcizzati più volte e infine a ricevere sacramenti e benedizioni. Al termine aveva luogo l’ordalia del fuoco, che veniva praticata con differenti modalità. Una di queste prevedeva il trasporto da parte dell’accusato di un pezzo di ferro  incandescente, che doveva essere  portato ad una certa distanza e il cui peso poteva raggiungere il mezzo chilo oppure un chilo e mezzo. Una variante dell’ordalia consisteva nel camminare a piedi nudi sopra i carboni ardenti, in alcuni casi con gli occhi bendati. Ultimata la prova, le ferite venivano coperte e, allo scadere  dei soliti fatidici tre giorni, una giuria controllava lo stato delle ustioni. Se le ferite non si erano rimarginate  l’accusato era colpevole, in caso contrario veniva considerato innocente. Ho omesso volutamente gli strumenti più terribili e le conseguenze che si producevano mediante la loro applicazione. La Pera, un marchingegno destinato alle donne che provocava danni irreparabili e spesso la morte, è uno di questi. Secondo quanto ho estrapolato dal pensiero cristiano, nessuno dovrebbe mettersi nella condizione di giudicare, perché solo a Dio spetta tale compito. Nessuno può arrogarsi il diritto di sopprimere una vita umana dichiarando che agisce per mandato divino (pensiamo ai kamikaze islamici). Se è vero che Dio è amore, allora il perdono si impone. Si può condannare moralmente, al limite bandire, ma non uccidere, e l’Inquisizione purtroppo lo ha fatto… Mi auguro che un domani la Chiesa intraprenda un cammino sancito all’insegna della trasparenza, concretando così quella concezione di giustizia e di Universalità che sono il vero cardine della religione cattolica e dell’autentica Tradizione Cristiana. 


 


Mentre mi avvio alla conclusione di questo articolo ripenso al giorno in cui è stato eletto il nuovo Pontefice, Benedetto XVI. Abitando nei dintorni del Vaticano mi sono trovato a passare da quelle parti nelle ore precedenti la fumata bianca. Osservavo la folla golosa, avida di sapere chi sarebbe stato prescelto, e che in qualche modo aveva riposto nel suo cuore Giovanni Paolo II e ora attendeva con ansia il nuovo capo della Chiesa. Del resto come si dice a Roma: “Morto un Papa se ne fa un altro”. Guardavo i fedeli che cercavano in quell’annuncio una risposta alla loro vita, un’esistenza non sempre facile. Pensavo ai vip, ai politici, ai capi di Stato, agli organi di stampa e alla loro miracolosa conversione, a dire il vero alquanto sospetta (oggi ostentare un profonda spiritualità fa tendenza). Persone che fino a poco tempo fa vivevano all’insegna della trasgressione dichiarandosi non credenti. Oppure sostenendo di essere cattolici sì, ma per motivi di comodo o per scopi politici. Riflettevo su tutto questo con indifferenza, perché per me era palese che Dio aveva cambiato domicilio. E da molto tempo non abitava più lì…


 


                                                              Pubblicato sul Giornale dei Misteri