Ermetismo

Black Guardian: il Signore della Soglia

Black Guardian


Il Signore della Soglia


di Stefano Mayorca


 


PUBBLICATO SU HERA


Penetrare all’interno del grande tempio dei Misteri significa intraprendere un viaggio ai limiti del consueto e  superare il confine tra Luce e Ombra. La metafora appena espressa è rinvenibile in forma di leggenda ed è presente in numerosi miti e racconti, solo all’apparenza fantastici. In realtà, sotto la scorza che ne suggella il mistero e dietro il segreto impenetrabile che li riveste, si cela l’Arcano Ermetico. Arcano rappresentato dalla figura del Grande Custode e iniziatore (nella sua accezione più luminosa), che cercheremo di rendere meno remota e inaccessibile attraverso le pagine di questo articolo. Molti sono i miti cavallereschi che narrano di un cavaliere intrepido che deve sconfiggere un terribile drago il quale sputa fuoco e tenta in ogni  modo di annichilire il coraggioso eroe. In tale ambito può essere collocata la temibile figura di Cerbero, il cane infero o guardiano del regno oscuro, che vietava ai morti di oltrepassare il confine dell’eterna notte e allo stesso tempo impediva ai vivi di penetrare nel regno delle ombre. Esiodo, nella sua opera Teogonia, lo descrive in questo modo: “Il prodigioso indicibile Cerbero, carnivoro dell’Ade, cane dalla bronzea voce, dalle cinquanta teste, impudente e vigoroso” (Esiodo Teogonia, 308). Solo Ercole, Orfèo ed Enea ardirono penetrare nel buio territorio ed affrontarlo. Tutti e tre iniziati ai Misteri. Sia il dragone che il cane infernale incarnano il Guardiano della Soglia. Cerbero in particolare può essere assimilato sia al dio egizio Anubi dalla testa di sciacallo, signore dell’Oltretomba, che ad Ecate, una  delle tre divinità legate a Selene, la dea lunare. Le altre due erano Artemide e Proserpina. Artemide, conosciuta come la dea triforme ed effigiata con tre teste, configura perfettamente Cerbero. Non a caso, al cane dall’aspetto mostruoso vengono attribuite solo tre teste e non cinquanta, come scriveva Esiodo. Anche il racconto di San Michele che trafigge il drago, così come quello di San Giorgio, rivelano aspetti connessi con il Signore Occulto, il Custode. San Michele Arcangelo, riconducibile ad Apollo, dio solare apportatore di Luce, fa parte degli archetipi ancestrali che contrastano (con la fonte luminosa che da essi scaturisce) le energie ottenebranti e pesanti di ordine terrigeno. L’Oroboros, il Serpente simbolo dell’astrale, configura proprio questo.  Ciò vuol dire che il Guardiano della Soglia è negativo? No di certo, o almeno solo in parte e verso coloro che sono impreparati e tuttavia cercano di risvegliarlo.


 


 


Sir E.B. Lytton Adepto e scrittore


 


Nell’ormai celebre romanzo Zanoni, scritto dall’iniziato Edward Bulwer Lytton, che apparve nell’indimenticabile rivista il Mondo Secreto (da secrezione) dell’Aureo Maestro Giuliano Kremmerz, editata nel 1897 (i fascicoli originali sono stati raccolti in due volumi pubblicati dalle Edizioni Rebis di Viareggio nel 1982), viene tratteggiata l’esperienza di un neofita che tenta di entrare in contatto con questa “entità” eterna e immutabile. L’articolo che si occupava del romanzo in questione era a firma del serio ermetista Pietro Bornia e successivamente divenne un volume intitolato appunto Il Guardiano della Soglia.


 


 


 


 


Ma entriamo nel vivo della storia. Il futuro mago che aveva già superato con un certo successo parte dell’addestramento occulto, viene lasciato solo da suo Maestro che consegna nelle sue mani la chiave del laboratorio segreto (sarebbe meglio dire il Tempio o forse il gabinetto alchemico), raccomandandosi di non penetrarvi. La tentazione è forte e l’iniziando, ancora soggetto alla corrente profana e non ancora maturo sul piano operativo, decide di entrare convinto di possedere i requisiti adatti per tentare la prova e consultare i preziosi quanto riservati manoscritti in esso contenuti. L’attenzione di quest’ultimo viene catturata da un libro che, al contrario degli altri, è rimasto aperto e indica un punto specifico del testo magico. Nonostante le parole del Maestro: “S’avvicina ormai l’ora in cui potrai oltrepassare la grande ed invincibile barriera, l’ora in cui potrai prepararti gradatamente ad affrontare il terribile Guardiano della Soglia. Continua i tuoi lavori, continua a domare l’impazienza ch’ai di conoscere gli effetti prima delle cause…”, il neofita si avvicina al volume e legge alcune istruzioni cifrate, simboli che riesce a decifrare grazie agli insegnamenti ricevuti. Sempre più in preda all’orgoglio legge le prime frasi racchiuse nello scritto e crede di averne carpito il senso più riposto che spiega in tal modo: “Bere a lunghi sorsi la vita interna è vedere la vita superiore: vivere a dispetto del tempo è vivere la vita universale. Colui il quale scopre l’elisir, scopre ch’è nello spazio, perché lo spirito che vivifica il corpo fortifica i sensi. Nel principio elementare della luce v’è attrazione. Nelle lampade del Rosicruciano  il fuoco è il principio puro ed elementare. Accendi le lampade mentre apri il vaso che contiene l’elisir e la luce attirerà verso di te quegli esseri pei quali ella e vita. Diffida della paura. La paura è nemica  mortale della scienza”. Quest’ultima frase non era sufficiente a spiegare le fasi preliminari della grande operazione. Forse il maestro aveva lasciato di proposito quell’indizio? Il giovane scorse le pagine ma ciò che appariva ai suoi occhi era indecifrabile poi, ad un tratto, il senso si fece più chiaro grazie ad un ulteriore passaggio: “Allorquando il discepolo sarà stato iniziato e preparato in tal modo, apra la finestra, accenda le lampade e si bagni le tempie coll’elisir. Ma si guardi bene dal bere lo spirito volatile ed igneo. Gustarne prima che le inalazioni ripetute abbiano gradualmente abituato il corpo al liquido estatico sarebbe esporsi alla morte, anziché procurarsi la vita”. Di nuovo le cifre mutavano ed egli non fu in grado di procedere oltre. Si guardò attorno, la Luna illuminava debolmente la stanza e i suoi raggi penetravano attraverso la finestra che aveva appena aperto. Quindi dispose le nove lampade attorno alla stanza e le accese. Una fiamma azzurro-argentea si promanava da queste producendo un chiarore abbagliante che poco a poco si attenuò. Una strana nebulosità di colore grigio si sprigionò riempiendo l’ambiente e l’apprendista avvertì un gelo mortale. Presentendo il pericolo imminente, tentò di raggiungere i vasi di cristallo contenenti l’elisir mentre le membra si stavano irrigidendo. Aspirò avidamente e si bagnò le tempie. Un senso di forza e di vigore sconosciuti lo pervasero dissolvendo il terribile torpore. In seguito, rimase fermo ad aspettare e vide delle strane figure materializzarsi (elementali ed elementini). Queste, simili nel contorno a delle sagome umane, erano esangui e i loro corpi apparivano trasparenti. Si allungavano e ripiegavano ricordando le spire di un serpente e pian piano si sollevarono, seguendo il medesimo ordine che avevano tenuto durante la loro materializzazione. Lentamente uscirono dalla finestra e si dissolsero lasciando posto ad un’oscura presenza che atterrì il giovane, spegnendo in lui l’entusiasmo che in precedenza lo animava. Ora aveva una vaga sensazione di paura. Finalmente riuscì a scorgere chiaramente l’ombra, si trattava di una testa velata di nero. Tutto al suo passaggio sembrava sbiadire, le luci delle lampade tremolavano e il suo sguardo era insostenibile. Strisciava, simile ad un gigantesco rettile. Infine si sistemò sulla tavola dove era posato il volume contenente formule magiche e geroglifici. Fissò a lungo colui che incautamente e incoscientemente lo aveva evocato e che tremava in preda ad un terrore profondo e abissale. Quindi, comunicando con l’anima dell’apprendista, pronunciò queste parole: “Tu sei entrato nella regione illimitata. Io sono il Guardiano della Soglia. Che vuoi da me? Non rispondi? Hai forse paura di me? E che, non son’ io l’amor tuo? Non è per me, ch’hai rinunziato alle gioie della tua specie? Vorresti forse la sapienza? Io possiedo la sapienza d’innumeri secoli! Baciami, mio mortale amante”. Il mago neofita cadde svenuto in terra. La prova era fallita e la fiducia del maestro tradita. Abbiamo esposto con parole nostre (escluso il corsivo) e rispettando i contenuti, questo brano del romanzo di Edward Bulwer Lytton. Si tratta di un racconto fantastico? Assolutamente no, infatti, l’autore, (che era un Adepto), ha descritto con artifici tecnici e romanzeschi una realtà iniziatica di grande valore e profonda conoscenza ermetica. Ciò che ci preme sottolineare è l’atteggiamento irresponsabile dell’apprendista, dettato dall’orgoglio e dalla presunzione. Ciò spiega perché questo Custode può essere tenebroso e oscuro se destato prematuramente e, al contrario, luminoso e paterno quando evocato in armonia con la propria preparazione ed evoluzione interiore. Il dominio (non l’eliminazione) sulle passioni terrene è indispensabile per progredire e tentare di scalare le impervie vie dell’ignoto.


 


 


Walt Disney e l’Apprendista Stregone


 


Il grande e geniale creatore di Topolino, Walt Disney (massone e iniziato), nel suo celebre capolavoro di animazione Fantasia, ripropone il tema che abbiamo appena affrontato. Pochi si sono accorti che nell’episodio dell’Apprendista Stregone, Topolino tenta di praticare le arti magiche senza la dovuta preparazione e subisce una sorta di colpo di ritorno. Il tutto viene presentato attraverso metafore e colpi di scena basati sulla comicità. In realtà, nelle varie sequenze è celato un discorso ermetico dalle profonde valenze iniziatiche che allude in maniera incontrovertibile al Signore della Soglia. Come abbiamo visto, questa entità, se così si può definire, incarna una duplice corrente positiva-negativa, luminosa e oscura. Finché giace addormentato nel nostro essere, il Guardiano ci protegge e veglia su noi, ma se tentiamo di risvegliarlo repentinamente, senza avere ponderato le conseguenze di tale atto, si trasmuta in ciò che più temiamo poiché rispecchia l’iniquità che ciascuno, in maniera maggiore o minore, cela nel profondo.


 


 


La neutralità magica ed ermetica


 


Spesso le azioni che vengono compiute da un individuo non corrispondono allo stato mentale e interiore che egli crede di esprimere. Non ci riferiamo ad un atteggiamento deliberato, mirato a nascondere i veri sentimenti, quanto a una non consapevolezza. Se nell’animo si agitano delle pulsioni profonde scaturenti dalla passione, queste in qualche modo obnubileranno i meccanismi di espressione occulta e falseranno di conseguenza qualunque operatività. Solo liberandosi da tutte le stratificazioni che avvolgono la personalità umana è possibile pervenire a quello stato di neutralità magica, indispensabile per poter procedere a livello concreto nell’ambito delle pratiche ermetiche e alchemiche. Spogliando dai residui superflui la propria interiorità si potranno  riunificare gli opposti, ed agire di comune accordo con l’essere terrigeno (personalità umana) e quello celeste (l’uomo antico). Quando la ridda di emozioni e di sensazioni generate dalla materia pesante si placherà, il Maestro interno farà udire la sua voce. Egli è il vero Maestro e il vero mago, l’autentico Guardiano o Santo Angelo Custode (non il guardiano inferiore). L’anima, scintilla divina e immortale rinchiusa nella prigione di carne, viene ingannata dai sensi esteriori, le stelle “demoniache” che la infangano e la ingannano per impedirle di assurgere al divino e ricongiungersi con le sue autentiche origini. Attraverso l’immaginazione si può pervenire a una trasmutazione dei sensi e ottenere la neutralità o stato di purità primigenia (da non confondere con la castità assoluta). Il sommo Paracelso (Philippus Theoprastus di Hohenheim 1493-1541) paragonava l’immaginazione a un magnete, che con la sua forza attira gli oggetti del mondo esterno all’interno dell’uomo, per poi trasformarli. Secondo il grande iniziato, la facoltà dell’immaginazione si identificava a livello simbolico con quella dell’alchimista, scultore o fabbro interiore. Egli denominava questo patrimonio creativo dell’immaginazione la “stella interiore” (non va scambiata con la fantasia). L’immaginazione, infatti, rappresenta la potenza creatrice solare orientata verso gli eidà (le idee paradigmatiche del “vero mondo”), mentre la fantasia raffigura le allucinazioni sonnambuliche associate agli eidola (le vaghe rappresentazioni del mondo delle apparenze). Come affermato dal filosofo greco Democrito, le figure percepite con i sensi, immaginate o pensate, sono tutte entità materiali concrete le cui caratteristiche possono essere trasmesse ad un eventuale osservatore (quindi proiettate all’esterno, esteriorizzate).


 


A tu per tu con il Gurdiano della Soglia:


 La discesa agli inferi


 


Nel simbolismo legato alla discesa dell’iniziato nelle regioni infere si celano interessanti referenti connessi con il Guardiano. Non stupirà sapere a riguardo che in quasi tutte le tombe egizie, etrusche e romane sono visibili delle porte (false porte scolpite o dipinte), che indicano al defunto una possibile via verso gli inferi e nello stesso tempo il ritorno alla luce. Rispetto a tale evento, i papiri egizi parlano di un “ritorno a casa” che avviene dopo avere superato in modo positivo le prove. Cristo non era forse sceso nelle regioni inferiori della Terra? Ma dopo la discesa si realizzò la sua ascesa nell’alto dei cieli. La morte iniziatica è uno dei segreti più importanti del Corpus Ermetico e le false porte, da poco citate, incarnazione della soglia dei Misteri, davanti alla quale si trova il temibile Guardiano. Appare chiaro a questo punto che solo dopo avere subìto una metamorfosi totale si potrà guardare in volto lo spaventoso custode. Nella sua splendida opera ermetica, l’Asino d’Oro, il grande Lucio Apuleio scriveva: “Io sono giunto al limite del trapasso… Ho affrontato gli dei inferiori e quelli superiori, e li ho adorati ponendomi loro di fronte”. In sintesi, dopo tre giorni di morte iniziatica la trasmutazione era completata. Questo il senso delle parole di Apuleio. La discesa è una delle prove di maggiore pregnanza occulta per mezzo della quale si può risalire. Le pietre celate nelle viscere della Terra, una volta portate alla superficie, vengono lavorate e assumono una nuova veste, una rinascita che le rende luminose, calde e dona loro un aspetto sublime e magico che incanta chi le osserva. Tale è la trasformazione. Questo cambiamento di stato consente di superare le barriere della materia inferiore e pesante, e vincere così il inferiore, l’animale occulto che configura il duplice principio materia e semi-materia che danno corpo all’ego inferiore o lato oscuro della forza. Ammaliati dalla nostra esteriorità e dalle passioni, siamo in balia del regno egoico che ci cattura e devia il cammino. Il mito di Narciso spiega perfettamente quanto enunciato. In sostanza, l’ego inferiore è il Guardiano della Soglia. Il mondo illusorio o Maya, dove i fantasmi dell’astrale si muovono, è il luogo dove le forme vampiriche si rendono manifeste e interagiscono con l’ego. Qui le creazioni appena sbozzate si palesano e prendono vita dando luogo a delle aberrazioni. Tuttavia, in questa dimensione dove il tempo è una pura convenzione e si dilata all’infinito, esistono anche le forme di vita luminosa, i pensieri positivi che contrastano o quantomeno attenuano quelli meno lucenti. Ciò spiega perché nella profanità si annidano i pericoli derivanti dalla corrente volgare che l’iniziando deve vincere per potere acquisire la coscienza del Vero Essere, l’Adam Kadmon Celeste che gradualmente si manifesta e prende corpo, spodestando lo spettro oscuro che lo acceca. Nella Nigredo alchemica (opera al nero o putrefazione della materia vile) esistono delle interessanti analogie con il Guardiano o entità egoica animale e terrigena. In effetti, il mago deve morire simbolicamente per purificare e mondare la parte animalesca, e in seguito tornare alla vita rinnovato e ripulito da tutte le scorie “infette”. Questo processo è denominato Albedo (opera al bianco) e allude alla vittoria sugli istinti animaleschi e incontrollati. Vivendo in base ai capricci e alla superficialità umana si perde di vista l’autentico ascenso e ci si incardina nei meri meccanismi massificati e massificanti. Nell’ambito dell’induismo, il inferiore è conosciuto come Manas inferiore (corpo mentale) e sostanzia, incarnandola, la natura oscura e degenerata della materia fantasmatica. I digiuni, la continenza periodica, l’isolamento e la meditazione sono gli strumenti atti a mitigare la bassa natura dell’uomo allo scopo di pervenire ad una crescita e ad una presa di coscienza. Queste pratiche, lungi dall’essere repressive, stimolano la reattività del mago e lo predispongono a combattere e a dominare le correnti deviate e devianti. La lotta con il dragone allude proprio a questa fase e simboleggia le due correnti, profana ed ermetica (od occulta), le quali agiscono sull’apprendista che è attratto ora da una parte, ora dall’altra, in una sorta di tormentosa e altalenante condizione interiore. Il raffronto con il sesto Arcano Maggiore dei Tarocchi, l’Innamorato (che ci apprestiamo ad analizzare), non è casuale ed esprime i concetti da noi menzionati. In questa Lama, come ci fa notare Oswald Wirth nel suo volume I Tarocchi (Edizioni Mediterranee Roma, 1966), è raffigurato un giovane fermo all’incrocio tra due strade con le braccia incrociate sul petto, lo sguardo abbassato, incerto circa la direzione da prendere. Sollecitato da due donne (le duplici correnti profana e occulta), una regina austera che promette soltanto soddisfazioni morali e una baccante, dispensatrice di facili piaceri, l’Innamorato esita.  La sua scelta si dimostra difficoltosa giacché egli non possiede i requisiti adatti per poter discernere tra bene e male, passività e azione. Il suo cuore risulta diviso tra sentimenti alterni che da un lato lo spingono a lasciarsi vivere passivamente e dall’altro lo incitano a prendere coscienza e ad agire con oculatezza. La sua volontà non è ancora capace di dinamizzare il suo pensiero e le sue azioni. Se la volontà viene dissipata in maniera sconsiderata senza economie, come il sesto Arcano suggerisce, l’atto volitivo non potrà mai essere potente ed efficace. Sprecare la propria energia e la propria vita unicamente dietro i piaceri della vita non è saggio, e ogni vero iniziato rifugge da tale scelta. Infatti, chi percorre la strada sapienziale vive all’insegna dell’attività feconda, l’azione creatrice, il lavoro costruttivo volto a realizzare la Grande Opera che li condurrà a svelare l’Arcano. Amare al punto di annullarsi e vivere solo per gli altri, questo rappresenta l’Innamorato. Esso configura l’unità attiva che mediante l’Amore si reintegra con il divino, e amando come Dio si realizza. Quando tale corrispondenza verrà originata, ristabilendo l’ordine assoluto e riaffermando l’equilibrio primigenio, il caos verrà cancellato e l’armonia degli opposti concretata. A questo punto il temibile Black Guardian si dissolverà, vinto dalla tenacia, dal coraggio e dalla volontà del mago. La porta del Tempio si spalancherà e la Luce incorrotta della Mente primigenia inonderà ogni cosa permeando la mente e il cuore dell’iniziato. Ora la strada è tracciata e le tenebre vinte. Il Sole filosofico e spirituale ha sacralizzato la Via, il volto dell’Ineffabile si è mostrato nell’atto di unione totale. L’Eterno Tutto risplende nell’infinito, ciclico divenire.